Incontri su Federico Fellini

Incontri su Federico Fellini

Federico Fellini è una delle figure portanti del cinema italiano e internazionale ed è ancora oggi un’infinita fonte di ispirazione.

Fellini ha reso famosa l’Italia in tutto il mondo come paese della Dolce Vita. Ma ci ricordiamo di lui anche per gli altri film della sua lunga carriera: l’esordio da regista con Lo sceicco bianco, per poi passare a I Vitelloni, La Strada, Le Notti di Cabiria, 8 ½, Amarcord e molti altri; ha recitato come attore in alcuni film tra cui un episodio de L’Amore di Roberto Rossellini, C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (dove interpreta se stesso) ma anche due sue pellicole, Roma e Intervista. Ma Fellini non è stato solo un grande regista, è stato anche fumettista, sceneggiatore, scrittore e attore.

Molti studiosi hanno raccontano la vita e le mille sfaccettature di questo grande artista che ha rivoluzionato la storia del cinema e non solo. Nel centenario della sua nascita il Parma Film Festival ha voluto dedicare al riminese una serie incontri con alcuni di questi studiosi, per cercare di indagare sotto una prospettiva diversa l’opera e gli sterminati territori della fantasia di un genio.

Il libro Fellini 23 ½ nasce dall’amicizia tra il regista e l’autore Aldo Tassone. Innamorato dei film La Dolce Vita e 8 ½ già da quando era studente di lettere, Tassone scriverà la tesi su Fellini e, di lì a poco, verrà accolto a Cinecittà come ospite; da quel momento assisterà alla nascita di tutti i film successivi del cineasta, sognando un giorno di poterne scrivere l’opera. Nel suo libro, l’autore, ripercorre il percorso artistico del maestro, esamina tutti i film in modo meticoloso e allo stesso tempo pieno di passione e, infine, ci regala due chicche inedite su i due film mai realizzati dal regista, Il viaggio di G. Mastorna e Viaggio a Tulum. Un libro raccontato con uno sguardo amico, uno sguardo di chi lo ha conosciuto veramente.

Il secondo libro che ci parla del regista è Federico Fellini. Lapparizione e lombra, di Bruno Roberti, mosso in parallelo con il docufilm Fellini e l’ombra.  L’autore afferma che “Fellini voleva fare un film tratto dall’Inferno di Dante, ma il suo cinema è pieno di inferni. Fellini costruisce il suo cinema per frammenti e apparizioni. Da un lato la luce, dall’altro l’ombra”. Roberti mette in discussione la tesi per cui il maestro riminese sia il regista della festa e del carnevalesco: “Nei suoi film c’è sempre la predominanza dell’ombra attraverso un grottesco sempre funebre. Il défilé finale di 8 ½ sembrerebbe un grottesco salvifico, nel Casanova parrebbe onirico ma c’è sempre cupezza”, infatti Federico Fellini sosteneva che i suoi film fossero “delle discese all’inferno con degli sprazzi di paradiso”. Nel libro, Roberti ci racconta del maestro sotto un altro punto di vista, un punto di vista particolare, infatti l’opera ci introduce in un vortice sinuoso di un cinema che non smette di sorprendere e di rivelarsi nelle sue molteplici sfaccettature, scavando nelle pieghe oscure di tutti i film e della carriera felliniana.

Il terzo appuntamento “felliniano” del Parma Film Festival 2020 è in compagnia di Andrea Minuz, che presenta il libro Fellini, Roma, dove ci racconta un approfondimento di uno dei luoghi simbolo nella vita di Fellini, Roma, città antica e al tempo stesso “eternamente” nuova che si rivela essere per il regista un’infinita fonte di ispirazione, ma anche un’incomprensibile ossessione. Nel suo volume ci mostra i vari approcci che Fellini ha avuto con la città attraverso i suoi film, approcci diversi che portano il regista a renderla protagonista nel film Roma, del 1972; un film in cui Fellini immagina con grande anticipo quel che sarebbe diventata la città eterna, che così descriveva: “È la città fantastica che ho immaginato da bambino, che ho scoperto da ragazzo, nella quale ho vissuto e lavorato, e che oggi mi sembra di non conoscere più” perché come diceva Giulio Carlo Argan, “nessuna città sa peggiorare meglio di Roma”.

 

Veronica Accornero



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