Invenzioni dal vero 2020

Incontro con Francesco Bruni

Classe 1961, nato a Roma e cresciuto a Livorno, Francesco Bruni è un regista e sceneggiatore italiano che inizia la sua carriera nel 1991 con la co-sceneggiatura del film Condominio di Felice Farina. Noto per aver scritto la maggior parte delle pellicole di Paolo Virzì, da Ovosodo (1997) a  La prima cosa bella (2010). Altra storica collaborazione quella con Mimmo Calopresti per La seconda volta (1995), La parola amore esiste (1998), Preferisco il rumore del mare (2000) e La felicità non costa niente (2003)Autore versatile, ha lavorato anche per la televisione adattando i romanzi e i racconti di Camilleri per la serie tv Il Commissario Montalbano e per la serie Il commissario De Luca quelli di Carlo Lucarelli. Docente di sceneggiatura per dieci anni presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, nel 2011 ha firmato il suo primo lungometraggio Scialla! (Stai sereno) con Fabrizio Bentivoglio e Barbora Bobulova, per il quale ha vinto il premio “Controcampo” per i lungometraggi narrativi al Festival di Venezia. La carriera da regista è proseguita con i film Noi 4 (2014), e Tutto quello che vuoi  (2017).

 

Il suo ultimo film, Cosa sarà (2020), con Kim Rossi Stuart e Lorenza Indovina, il cui titolo originale sarebbe dovuto essere Andrà tutto bene, è uscito nelle sale a ottobre. In un film dal tono familiare e intimo basato sulla sua esperienza personale, Bruni racconta una storia di fragilità e di rinnovata fiducia attorno al tema centrale della malattia. Il protagonista, Bruno Salvati, regista insoddisfatto e appena separato dalla moglie Anna, scopre di essere affetto da una grave patologia e di avere bisogno di un donatore. Nel mezzo di un vero e proprio stallo della sua vita, Bruno intraprende un percorso verso la guarigione in cui non mancano gli ostacoli, e del quale, con sguardo delicato e spiritoso, sarcastico e tenero, il regista mostra risvolti emotivi, affettivi e psicologici. Fulcro della vicenda, come spesso accade nei suoi film, sono i legami familiari, al centro della riscoperta da parte del protagonista, accelerata dalla malattia e dalla necessità sopraggiunta di resistere e ritrovare le cose più importanti e la fiducia nelle persone. Commovente e a tratti sarcastico, il film è dedicato a Mattia Torre, collega e amico del regista che ha perso la stessa battaglia di Bruno.

Veronica Accornero

Incontro con Giorgio Diritti

Autore, regista, sceneggiatore e montatore per il cinema e per la televisione, Giorgio Diritti si forma lavorando a fianco di vari autori italiani, in particolare Pupi Avati. Partecipa all’attività di Ipotesi Cinema, istituto per la formazione di giovani autori, creato Ermanno Olmi. In ambito cinematografico il suo primo cortometraggio, Cappello da marinaio (1990) è stato selezionato in concorso a numerosi festival internazionali, tra cui quello di Clermont-Ferrand. Nel 1993 ha realizzato Quasi un anno, film per la TV prodotto da Ipotesi Cinema e RAI 1. Il suo lungometraggio d’esordio, Il vento fa il suo giro (2005), partecipa ad oltre 60 festival nazionali e internazionali, vincendo una quarantina di premi internazionali e ricevendo cinque candidature ai David di Donatello 2008 e quattro ai Nastri D’argento dello stesso anno. Il suo secondo film, L’uomo che verrà (2009), viene presentato nella selezione ufficiale del Festival Internazionale del Film di Roma, dove vince il Gran Premio della Giuria, il Premio del Pubblico e il Premio “La Meglio Gioventù”. Parallelamente, lavora attivamente in ambito teatrale dove produce e dirige vari spettacoli. Nel 2013 il suo film Un giorno deve andare viene presentato al Sundance Film Festival. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo, Noi due.  Nel 2020 dirige Volevo nascondermi, un intenso film che racconta la vita del pittore Antonio Ligabue, interpretato da Elio Germano che per questo film ha vinto l’Orso d’argento al miglior attore al Festival del Cinema di Berlino.

 

Zombie

Regia: Giorgio Diritti; Soggetto: Djani Mirchev; Sceneggiatura: Cristina Perico; Fotografia: Matteo Cocco; Montaggio: Corrado Iuvara; Scenografia: Cristina Bartoletti; Costumi: Chiara Capaccioli; Musiche: Maichol Bondanelli, Sergio Bachelet; Produzione: Aranciafilm e Rai Cinema, in collaborazione con Fondazione Fare Cinema; Distribuzione: Premiere Film; Origine: Italia 2019; Durata: 13’

Sinossi: È Halloween a Bobbio, la piccola Camilla è pronta a festeggiare e aspetta che suo padre la venga a prendere a scuola, tuttavia, con sua somma sorpresa, all’uscita trova la madre ad aspettarla. Quest’ultima porta quindi la bambina prima in pasticceria e poi a casa, dove la piccola si traveste con un fantastico costume da zombie. Le due si incamminano così per il paese in festa, Camilla è ansiosa di bussare ad ogni porta per estorcere dei dolcetti, ma la sua smania si tramuterà presto in rimorso, quando scoprirà qualcosa che forse era meglio non sapere.

Scheda Critica: il cortometraggio è frutto del lavoro degli studenti del corso di sceneggiatura e regia tenutosi nel 2019 per la “Fondazione Fare Cinema” di Marco Bellocchio a Bobbio.  Il film è l’esito di un lavoro di gruppo, ma anche individuale e introspettivo svolto dagli aspiranti registi, che indaga in particolare il rapporto genitori-figli, svelandone in pochi minuti, alcuni dei lati più oscuri. Traumi, conflitti, litigi ed insulti, tutta una serie di complessità legate nello specifico alla vita degli adulti ricade, in un modo o nell’altro, nel mondo dei bambini: due universi a confronto che si intersecano e si fondono tra sentimenti inespressi, grida soffocate, idee inspiegabili e parole non dette. In 13 minuti c’è tutto questo e anche di più, un lavoro autentico sul reale, capace di dipingere la drammaticità della vita e trasfigurarla in cinema, grazie anche alla mano sapiente che ha guidato il progetto, capace di intavolare un discorso mai banale sull’alienazione parentale in pochi e concisi fotogrammi.

Edoardo Patterlini

Incontro con Lodo Guenzi

 “In pratica ho più scritto che recitato. Il motivo è che nel teatro oggi puoi comunicare solo a poche persone che non sono quasi mai della tua età. Non era quella la mia strada”. 
Lodo Guenzi

Lodovico “Lodo” Guenzi nasce a Bologna nel luglio del 1986. Una volta conseguito il diploma al liceo classico decide di studiare arte drammatica a Udine, prima recitando e poi scrivendo opere teatrali. Successivamente si dedica alla musica fondando nel 2009 il gruppo indie Lo Stato Sociale, in cui ricopre il ruolo di vocalist, ma suona anche chitarra, pianoforte e sintetizzatore. La band debutta nel 2010 con Welfare Pop, che l’anno successivo viene seguito da Amore ai tempi dell’Ikea. Nel 2018 la band si classifica seconda al Festival di Sanremo con il grande successo Una vita in vacanza. Nel 2020 decide di riprendere la recitazione debuttando sul grande schermo con Est – Dittatura last minute di Antonio Pisu. Il film, prodotto dalla bolognese Genoma Films è stato presentato in apertura della selezione non competitiva delle giornate degli Autori nell’ambito della 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

 

Ambientato nel 1989, alla vigilia della caduta di Berlino, e girato tra il Cesenate e la Romania, Est – Dittatura last minute è un film tratto dal memoir di Maurizio Paganelli e Andrea Riceputi Addio Ceausescu. Tre giovani romagnoli alla scoperta e all’avventura oltre la Cortina di Ferro. Ispirato alla storia vera dei due autori che, all’epoca venticinquenni, intrapresero con un amico un viaggio nell’Europa dell’Est e su ritrovarono in Romania negli ultimi giorni del regime del “Conducător”. Tra gag e colpi di scena, i tre protagonisti capiranno il giusto valore delle cose che ogni giorno diamo per scontate. Troveranno sé stessi, consolideranno la loro amicizia e uniranno le loro forze per portare a compimento la missione più importante della loro vita.

Letizia Robotti

Incontro con Stefano Cattini

Stefano Cattini (1966) è un filmmaker di origini emiliane. I suoi interessi principali sono le piccole storie del quotidiano e il documentario narrativo, prevalentemente d’osservazione. Dopo alcuni film brevi, tra cui Ivan e Loriana e Amèn, gira il suo primo lungometraggio, L’isola dei Sordobimbi, candidato al premio David di Donatello per il miglior film documentario nel 2010. Nel 2018, Pentcho ha vinto il premio al Festival dei popoli di Firenze e la Menzione Speciale del Premio “Lo sguardo dell’altro. La sfida del dialogo tra culture e religioni”, assegnato dall’Istituto Sangalli per la Storia e le Culture Religiose di Firenze.

 

Pentcho

Regia: Stefano Cattini; Soggetto: Miroslava Ludvikova, Stefano Cattini; Sceneggiatura: Stefano Cattini; Fotografia: Nicola Xella, Roberto Delvoi, Stefano Cattini; Montaggio: Stefania Alberti, Stefano Cattini; Musiche: Enrico Pasini; Produzione: Sonne Film, Mosaic Films, Rai Cinema; Distribuzione: N.D.; Origine: Italia, Gran Bretagna, 2018; Durata: 80’

Sinossi: Pentcho è un vecchio rimorchiatore che lascia il porto di Bratislava sul Danubio il 18 maggio 1940 con a bordo cinquecentoventi passeggeri di nazionalità ebrea, ceca, polacca e slovacca. Il loro intento è quello di discendere il fiume fino al Mar Nero, per poi imbarcarsi su un’altra nave diretta in Palestina. Questa deve attraversare numerose frontiere e viene ripetutamente bloccata e sequestrata, ma ogni volta, fortunatamente, i passeggeri trovano il modo di ripartire. Sono trascorsi all’incirca cinque mesi quando il Pentcho finalmente arriva a Sulina, ma la nave che li doveva portare tutti in salvo non c’è più: il capitano decide di continuare il viaggio finché il motore, non adatto al mare, si rompe e la nave si arena su un’isola deserta. Dopo una decina di giorni i naufraghi vengono soccorsi da una nave militare italiana, ma l’Italia è alleata in guerra al fianco della Germania. Per i naufraghi sarà la volta della salvezza o l’inizio di un nuovo pericolo?

Scheda critica: Il documentario tratta un avvenimento storico, siamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale e della shoah e, senza mancare il dovuto rispetto all’immane della tragedia, focalizza il suo sguardo sui ‘buoni’ e sui fortunati, sulle potenzialità immense che l’uomo ha a disposizione quando decide di operare per il bene e la bellezza. La vicenda è stata ricostruita grazie a Miroslava Ludvikova, ricercatrice di Praga che ha ritrovato i diari scritti durante il viaggio da un giovane medico e i contatti con alcuni passeggeri, tra i quali Karl Farkash, l’uomo che in tutti questi anni si era impegnato per mantenere i fili e collezionare foto e memorie di tutti i passeggeri del Pentcho. Nel film i luoghi, anche se molto silenti, sono protagonisti. Le città sul Danubio, le coste del Mar Nero, le isole del Mediterraneo. Pentcho nonostante sia dominato dall’acqua, elemento ricorrente durante tutto il film, è un racconto di terra e di chi la terra la conosce al di là dei confini posti dalla guerra. Una storia di perseveranza, speranza e memoria.

Veronica Accornero

Incontro con Carmen Giardina e Massimiliano Palmese

Diplomatasi presso la Scuola del Teatro Stabile di Genova, Carmen Giardina si divide tra teatro, cinema e televisione, così come tra attrice e regista. In quest’ultima veste in teatro ha ideato e diretto spettacoli con una forte componente musicale e innovativa: God save the punk!, Milonga Merini – Poesia, tango e follia, e il più recente Io, Fabrizio e il Ciocorì. Il debutto alla regia cinematografica arriva con la vittoria del Premio Cinecittà Digital per la migliore sceneggiatura del corto Turno di notte, che viene presentato fuori concorso a Venezia e selezionato dal Festival di Montreal ottenendo numerosi riconoscimenti. Segue il corto La grande menzogna, premiato in ben 17 festival nazionali ed internazionali, e infine Fratelli minori, che rievoca la giornata in cui morirono Aldo Moro e Peppino Impastato attraverso gli occhi di tre militari di leva.

Di origini napoletane, Massimiliano Palmese oggi vive a Roma dove si occupa di teatro, letteratura e poesia, è autore dei romanzi L’amante proibita (2006, finalista al Premio Strega, Premio Santa Marinella), e Pop Life (2009). Da tempo si dedica alla traduzione in versi di William Shakespeare, di cui ha pubblicato la traduzione integrale dei Sonetti (William Shakespeare, Tutte le Opere vol IV, Bompiani, 2019). Ha inoltre pubblicato le drammaturgie Quattro mamme scelte a caso e Il caso Braibanti, al cui omonimo documentario partecipa come autore e co-regista.

 

Il Caso Braibanti

Regia: Carmen Giardina, Massimiliano Palmese; Soggetto: Carmen Giardina, Massimiliano Palmese; Sceneggiatura: Carmen Giardina, Massimiliano Palmes; Fotografia: Alberto Molinari; Montaggio: Carmen Giardina, Xavier Plàgaro; Musiche: Pivio, Aldo de Scalzi; Produzione: Creuza srl; Distribuzione: ND; Origine: Italia 2020; Durata: 60’

Sinossi: Il documentario ripercorre l’amara e ignobile vicenda giudiziaria che coinvolse Aldo Braibanti, intellettuale, uomo di cultura, ex-partigiano, antifascista e mirmecologo (entomologo che studia le formiche), a cui venne imputato nel 1968 il reato di plagio nei confronti del giovane Giovanni Sanfratello. In realtà il processo si tenne sotto le pesanti pressioni della famiglia di quest’ultimo, una famiglia intransigentemente cattolica e filofascista, che si prestò a mettere in scena quello che fu, a tutti gli effetti, un processo all’omosessualità. Braibanti non fu altro che un capro espiatorio, venendo infine condannato nonostante le molteplici proteste degli intellettuali del tempo.

Scheda Critica: Il docu-film fotografa un momento molto particolare della storia d’Italia, sono gli anni della Contestazione e dell’emergere di grandi forze di rinnovamento, le quali si scontrano per forza di cose con i pilastri di un ordine costituito miope e avverso a qualsiasi sintomo di cambiamento e innovazione. La vicenda è ricostruita tramite interviste, foto e filmati d’archivio, spezzoni dell’omonimo spettacolo teatrale, video artistici dello stesso Braibanti e film sperimentali di Alberto Grifi: sono le immagini, i suoni e il montaggio a commentare gli eventi. Il film di Giardina e Palmese ci rivela i lati più biechi e malsani del nostro paese, portando alla luce una macchia della nostra storia recente, una voragine oscura che sbranò un sensibile artista poetico e politico. Il documentario prova a rendere giustizia alla figura poliedrica di Braibanti laddove lo Stato venne a meno e ci ricorda, oggi, che un mondo senza discriminazioni e ingiustizie è possibile, ma la strada per arrivarci resta tutt’altro che spianata.

Edoardo Patterlini

Incontro con Davide Del Degan

Nato nel 1968 e laureatosi in Scienze Politiche all’Università di Trieste, Davide Del Degan inizia a lavorare come cameraman e montatore per passare poi a ruoli di assistente alla regia e di produzione per diverse produzioni cinematografiche. Dal 2000 studia al Drama Acting Center a Lubliana e dal 2002 collabora con diverse case di produzione e agenzie come regista di documentari, cortometraggi e produzioni teatrali. È autore dei film Favola zingara(2009), Il prigioniero (2007), Interno 9 (2004) e Habibi (2011). Nel 2016 gira con Thanos Anastopoulos il documentario L’ultima spiaggia, candidato al David di Donatello nella sezione miglior cortometraggio e vincitore dell’Hellenic Film Academy Award nella categoria miglior documentario.

 

L’ultima spiaggia è ambientato a La Lanterna, una stazione balneare triestina fondata a inizio Novecento nota anche dai triestini come “Pedocìn”. Oltre al bassissimo costo d’accesso allo stabilimento, a renderlo diverso da tutte le altre strutture analoghe in Europa è il fatto che esso mantiene ancora la separazione fra uomini e donne, con tanto di muro a dividere il tratto di spiaggia da riservare agli uni e alle altre, una barriera, tra l’altro, difesa con orgoglio dai cittadini. L’ultima spiaggia è una metafora chiarissima: una passeggiata sui confini e sulle identità maturata in oltre un anno di riprese e da due sguardi focalizzati su un unico e simbolico luogo. È una mappatura di un mondo chiuso e diviso con una quotidianità al contempo identica e variegata, e nella sua totale immersione e accettazione di un “qualcosa” che può apparire, oggi, semplicemente assurdo. Gli avventori della spiaggia portano il cibo ai gatti, puliscono le cabine e i tavoli, si fermano al sole, anche d’inverno, a chiacchierare del più e del meno. Parlano del passato e sospirano al futuro, scherzano fra loro, riflettono sul passare del tempo e sull’immutabilità del “Pedocìn”. Forse, senza rendersi conto, di come i loro discorsi quotidiani e probabilmente ripetuti nel corso degli anni si possano rivelare come una sorta di sguardo, dall’interno, su tutti i confini. Al “Pedocìn” la vita e la morte camminano a braccetto, scavando lo stesso solco nella spiaggia di pietre. Sfumano, ad esempio, le differenze tra le diverse età della vita e tendono a perdere solennità alcuni riti di passaggio. Ecco, è proprio qui che gli autori sembrano voler poggiare lo sguardo, paradossalmente cercando di ricavare delle distanze, per poterci abitare. Sull’ultima spiaggia non si rovesciano numeri ingenti di profughi, perseguitati politici, esiliati o migranti in fuga dalla fame, ma ricordi e regole che appartengono al passato. 

Sara Ravasini

Incontro con Alessandro Montali

Alessandro Montali, classe 1998, nasce a Parma; si forma al liceo classico e in seguito si diploma in Filmmaking con una tesi sul rapporto tra cinema e mito classico. Le sue principali passioni e aspirazioni sono la scrittura e la regia. Durante gli studi lavora su diversi set tra i quali 1994 – la serie, all’interno del reparto di Regia. Oggi vive principalmente a Roma e lavora come Assistente alla Regia su un film di Emanuele Scaringi prodotto da Fandango.

 

Presentato in esclusiva al Parma Film Festival 2020 digital edition, La danza Immobile è il cortometraggio d’esordio del giovanissimo Alessandro Montali. Un grande albero secolare, l’acqua di una piscina, i capelli di una giovane ragazza: elementi carichi di simbologie che vengono accarezzati dal vento. Attraverso una serie di intensi tableaux vivants, La danza Immobile ci riporta al continuo, incessante, movimento della vita e delle cose attorno a noi, strizzando l’occhio al grande cinema esistenziale di Terrence Malick.

Incontro con Susanna Nicchiarelli

Raccontare la vita di Eleanor vuol dire parlare di temi talmente moderni da essere ancora oggi, oltre un secolo dopo, rivoluzionari.”
Susanna Nicchiarelli

Classe 1975, regista, sceneggiatrice e attrice romana, Susanna Nicchiarelli si diploma in Regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 2004. Inizia la sua carriera con Nanni Moretti  nel 2001, quando realizza il documentario Ca Cri Do Bo, uno de I Diari della Sacher prodotti dalla Sacher Film e presentati alla Mostra del Cinema di Venezia. Scrive e dirige vari cortometraggi (La Madonna nel frigorifero nel 2002, Il linguaggio dell’amore nel 2004 e Giovanna Z. Una storia d’amore nel 2005) e documentari (Il terzo occhio nel 2003, L’ultima sentinella nel 2009 e Per tutta la vita nel 2014). Autrice versatile, si confronta anche con l’animazione in stop-motion attraverso i cortometraggi Sputnik 5 (2009, vincitore del Nastro d’Argento) ed Esca Viva (2012), presentato alla Festa del Cinema di Roma. In Cosmonauta (2009), suo lungometraggio d’esordio, la regista si ritaglia anche una parte da interprete e il film viene presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dove si aggiudica il premio Controcampo. Ricopre nuovamente il doppio ruolo di autrice e attrice in La scoperta dell’alba (2013), con Margherita Buy e Sergio Rubini. Nel 2017 torna a Venezia con Nico, 1988, pellicola incentrata sugli ultimi anni di vita di Christa Päffgen, cantante dei Velvet Underground e musa di Andy Warhol. Al film viene assegnato il Premio Orizzonti nel corso della 74° edizione della Mostra, nonché il David di Donatello 2018 per la miglior sceneggiatura originale. Il 31 gennaio 2020 viene distribuita su Netflix la serie Luna Nera, da lei diretta con Francesca Comencini e Paola Randi.

 

Grazie alla sua ultima opera, Miss Marx, incentrata sulla figura della figlia minore di Karl, Eleanor, presentata in Concorso quest’anno al Lido, si aggiudica il Premio Fedic, destinato “all’opera che meglio riflette l’autonomia creativa e la libertà espressiva dell’autore” e il Soundtrack Stars Award 2020 per la migliore colonna sonora. Le scelte radicali e apparentemente contraddittorie della regista rispecchiano quella che è la contraddizione vissuta dalla protagonista, e in generale dalla donna, allora come oggi, instaurando un dualismo che si riflette nel mondo diegetico e non solo, tra pubblico e privato, tra la Eleanor militante e la Eleanor donna, tra il passato e il presente. La pellicola infatti accosta con lucidità una rappresentazione cruda e verosimile del contesto storico, accompagnandola con una colonna sonora punk rock moderna straniante, che chiarisce in modo lampante il parallelismo in un dialogo che incalza lo spettatore a ragionare su ciò che sta guardando. I temi e le vicende trattate si impongono infatti con ferocia nel mondo attuale, perché la lotta contro le ingiustizie, i soprusi e le oppressioni continua ancora oggi, specie in un paese come il nostro, che ha purtroppo molta strada da fare riguardo la questione femminile.

Federica Mastromonaco ed Edoardo Patterlini

Premio Invenzioni dal vero –  Miglior serie italiana a SKAM Italia

Skam Italia

Regia: Ludovico Bessegato (S1-S2-S4), Ludovico Di Martino (S3); Soggetto: dalla serie Skam di NRK, scritta da Julie Andem; Sceneggiatura: Ludovico Bessegato e Anita Rivaroli (S1), Ludovico Bessegato e Marco Borromei (S2), Ludovico Bessegato, Ludovico Di Martino e Alice Urciuolo (S3), Ludovico Bessegato (S4); Fotografia: Benjamin Maier (S1-S2), Emanuele Pasquet (S3-S4); Montaggio: Federico Palmerini (S1-S2-S4), Niccolò Notario (S3); Scenografia: Noemi Marchica (S1-S2), Elisabetta Zanini (S3-S4); Costumi: Lisangela Sabbatella (S1-S2-S3), Luca Masetti (S4); Musiche: FlipperMusic; Produzione: Cross Productions, TimVision, in associazione con Netflix (S4); Distribuzione: Beta Film; Origine: Italia 2018-2020; Durata: 4 stagioni (42 episodi da 16-40 min.)

 

Sinossi: Le vicende di un gruppo di studenti del Liceo romano “J.F. Kennedy” raccontate con scadenza giornaliera. I drammi tipici dell’adolescenza si intrecciano con le questioni etiche e sociali contemporanee (dall’integrazione all’omosessualità, dalla libertà di culto al cyberbullismo). Ogni stagione si concentra in modo particolare su un personaggio, approfondendo di volta in volta caratteri e situazioni differenti.

Scheda critica: Nata come webserie teen (gli episodi delle prime due stagioni sono accompagnati da contenuti extra pubblicati quotidianamente sul sito web ufficiale), Skam Italia ha visto il suo successo crescere di giorno in giorno. La serie, realizzata principalmente da Ludovico Bessegato, è il remake italiano dell’omonima serie norvegese Skam (2015-2017), scritta da Julie Andem per NRK. La trama è basata sulla storia di un gruppo di ragazzi del Liceo Kennedy di Roma, i quali dovranno far i conti con i tipici drammi dell’adolescenza, le amicizie, i primi amori, il rapporto con la famiglia. Ogni stagione si concentra su uno dei protagonisti: Eva, Martino, Eleonora e Sana. Nella prima stagione, iniziano a intrecciarsi le vite dei personaggi; Eva è una ragazza molto dolce e socievole, ma allo stesso tempo insicura, che per una serie di eventi si ritrova senza amiche. Eva non è completamente sola, ha un fidanzato, Giovanni, e un migliore amico, Martino, che la spingono a trovare un gruppo nuovo di amiche. Nel corso dei primi episodi, farà amicizia con Eleonora, una nuova studentessa del liceo “J.F. Kennedy”, la coppia di amiche Silvia e Federica e infine Sana, una ragazza musulmana costretta ogni giorno a difendersi dalle critiche dei suoi coetanei. Nelle stagioni successive, la serie si focalizzerà su ognuno di loro, affrontando tematiche e punti di vista differenti. Ogni personaggio possiede un profilo social, così da poter coinvolgere lo spettatore con contenuti extra, tra cui anche le conversazioni WhatsApp, pubblicate sulla pagina ufficiale di Instagram. Una serie pensata per un pubblico di adolescenti, ma che si differenzia dalla maggior parte dei prodotti pensati per i teen, non solo per il grande realismo della sceneggiatura e dei dialoghi, ma anche per il senso di immediatezza che contraddistingue la regia. Skam è una serie che non si limita a storie di e per adolescenti, ma riflette sui cambiamenti della società contemporanea e su tematiche attuali, come razzismo, omofobia e cyberbullismo.

Martina Braghi

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