
Libri 2024
Giovedì 14 novembre, ore 17.00

100 pezzi facili di Morando Morandini
Curatrice: Luisa Morandini
Editore: BookTime
Luogo: Milano, 2024
A 100 anni dalla nascita di Morando Morandini, tra i più importanti critici italiani, la casa editrice BookTime in collaborazione con la Cineteca di Milano pubblica scritti (editi ed inediti) selezionati dall’Archivio Morandini per celebrare l’immenso lavoro dello studioso. A cura della figlia Luisa Morandini, il volume raccoglie articoli, saggi e dattiloscritti che rappresentano l’eredità intellettuale di un personaggio di spicco nel panorama cinematografico italiano.
Morando Morandini (1924–2015) è stato un critico cinematografico, giornalista e scrittore italiano, noto per il celebre Dizionario dei film, un’opera di riferimento per appassionati e studiosi di cinema, aggiornata annualmente e curata insieme alla moglie Laura Morandini e alla figlia Luisa Morandini. Nato a Milano, lo scrittore ha iniziato la sua carriera come critico negli anni Cinquanta, collaborando con testate come Il Giorno, dove ha lavorato per oltre vent’anni, e con numerose altre riviste di settore. La sua critica era apprezzata per l’equilibrio tra rigore analitico e passione per il cinema, con uno stile capace di coinvolgere anche i lettori meno esperti. Oltre al lavoro critico, ha scritto saggi e partecipato a rassegne e festival cinematografici, contribuendo alla diffusione della cultura cinematografica in Italia.
Luisa Morandini è una critica cinematografica e scrittrice italiana, nota soprattutto per il lavoro sul Dizionario dei film insieme al padre Morando e alla madre Laura, aggiornando e ampliando annualmente questo testo di riferimento per il cinema. Nata e cresciuta in una famiglia appassionata di cultura cinematografica, Luisa ha proseguito l’eredità critica del padre, portando una prospettiva moderna e aggiornata nel panorama della critica italiana. Oltre al Dizionario, ha collaborato con riviste e pubblicazioni, contribuendo a festival e rassegne e diventando una figura riconosciuta nell’ambiente della critica cinematografica in Italia.
PRESENTAZIONE
Lunedì 18 novembre, ore 18.00
Libreria Feltrinelli
Via Farini, 17

Cinelettere, Lorenzo Pellizzari e la critica
Autori: Jennifer Malvezzi e Marco Zilioli
Editore: Mimesis Edizioni
Luogo: Sesto San Giovanni (MI)
Numero di pagine: 295
Data di pubblicazione: 2024
Questo volume esplora la poliedrica figura di Lorenzo Pellizzari (1938-2016), tramite la fitta rete di relazioni professionali e personali che il critico cinematografico ha intrecciato durante la sua carriera. Attraverso l’analisi della sua corrispondenza con amici e colleghi, il libro ripercorre l’evoluzione della critica cinematografica nel tempo, evidenziando le dinamiche politiche e di potere che hanno contribuito alla sua istituzionalizzazione in Italia. Attivo sin da giovanissimo nel Centro Universitario Cinematografico di Milano, Pellizzari ha collaborato come redattore per riviste di rilievo come Cinema Nuovo, Cinema e cinema e Cineforum. È stato inoltre curatore di mostre e collane editoriali e organizzatore di concorsi per giovani critici, affermandosi come una figura emblematica e al contempo singolare nella storia italiana del “cinema scritto”.
Jennifer Malvezzi (1983) è ricercatrice presso l’Università di Parma dove insegna Estetica dei Nuovi Media. È responsabile di Unità del progetto “PRIN – Linea Giovani Per una storia privata della critica cinematografica italiana. Ruoli pubblici e relazioni private: l’istituzionalizzazione della critica cinematografica in Italia tra anni Trenta e Settanta”. È stata coordinatrice del “Corso di Alta Formazione in Cinema Documentario e Sperimentale” promosso dall’Ateneo parmense con la Fondazione Cineteca di Bologna. È curatrice con l’Archivio Home Movies di “Art & Experimental Film”, un progetto dedicato al restauro e alla valorizzazione del cinema sperimentale e d’artista ed è membro della redazione della rivista scientifica “Cinergie. Il Cinema e le altre Arti” (Mimesis Edizioni). Le sue ricerche si muovono tra gli studi di cultura visuale e l’archeologia dei media concentrandosi prevalentemente sulle forme audiovisive sperimentali e multimediali e sulla critica cinematografica italiana. Su questi argomenti ha scritto vari contributi che sono apparsi su riviste scientifiche nazionali e internazionali e in volumi collettivi. Ha inoltre co-curato alcune mostre, rassegne e programmi cinematografici.
Marco Zilioli è assegnista di ricerca all’Università di Bologna nell’ambito nell’ambito del progetto di ricerca di interesse nazionale “Reframing Italian Film Festivals. Histories, politics, cultures”. I suoi temi di ricerca riguardano i festival cinematografici, la produzione cinematografica, il cinema del dopoguerra e le riviste popolari e specializzate. Su questi argomenti ha scritto diversi saggi per volumi collettivi e riviste come “Cinergie – Il Cinema e le altre Arti” di cui è anche Journal Manager, “La Valle dell’Eden”, “Cinema e Storia” “L’avventura”. Inoltre è autore del libro Pagine rosse. Cinema, politica e stampa comunista (1945-1960) Journal Manager di “Cinergie – Il Cinema e le altre Arti”.
PRESENTAZIONE
Lunedì 18 novembre, ore 19.00
Libreria Feltrinelli
Via Farini, 17

Anselmo Ballester e il cinema dipinto
Autrici: Stefania Babboni, Elisa Bini
Editore: Electa
Luogo: Milano, 2024
Il volume, Anselmo Ballester e il cinema dipinto di Stefania Babboni ed Elisa Bini, ricostruisce la figura dell’ecclettico pittore, grafico e illustratore, tra i più significativi cartellonisti cinematografici italiani del Novecento, tracciando il suo percorso dagli anni della formazione fino alla sua affermazione professionale. L’opera, dotata di un notevole apparato iconografico proveniente dal Fondo Ballester, conservato presso CSAC dell’Università di Parma, dà la misura del modus operandi dell’artista e della sperimentazione dell’illustratore, in grado di adeguare il proprio linguaggio stilistico alle scelte indotte dai modelli del tempo e dalle necessità di una efficace comunicazione di massa, legata all’immagine divistica del momento. L’analisi di disegni inediti e degli schizzi a tempera, ha messo in luce non solo il continuo lavoro di ricerca di Ballester, ma anche il rapporto mutualistico tra la grafica e la narrazione cinematografica che ne sta a monte.
Le doti comunicative, artistiche e d’inventiva di Anselmo Ballester hanno attraversato non solo la storia dal cinema, dal muto agli anni Cinquanta, ma anche la storia del manifesto cinematografico nella sua accezione più ampia, come emanazione del film e come mezzo autonomo in grado di veicolare modelli di comportamento e favorire processi di identificazione, come parte integrante della visione e dell’esperienza di generazioni di spettatori. Il volume, esito di una ricerca interdisciplinare e congiunta del Centro Studi e Archivio della Comunicazione – CSAC e del Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo – CAPAS dell’Università di Parma, si inserisce in una serie di pubblicazioni e iniziative in collaborazione tra la casa editrice Electa e CSAC.
Stefania Babboni, PhD, è funzionario per il settore scientifico tecnologico del Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo – CAPAS dell’Università di Parma dal febbraio 2020. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Storia dell’Arte e dello Spettacolo presso l’Università di Parma (2010). Si è occupata dell’organizzazione di mostre e convegni di storia dell’arte medievale e moderna, di musealizzazione e di catalogazione per enti pubblici e privati. Per la Fondazione Cineteca di Bologna ha organizzato come tutor il Corso di Alta Formazione in Cinema Documentario e Sperimentale nel biennio 2017-2019. Nell’ateneo parmense ha svolto attività di supporto alla didattica mediante cicli seminariali per il settore di Cinema, Fotografia e Televisione e Storia dell’arte contemporanea (2018) ed è stata titolare di una borsa di ricerca che ha indagato il racconto di promozione turistica nel territorio parmense (2019). Ha pubblicato contributi su riviste e volumi collettivi e ha curato con Sara Martin il volume Comunicazione e Creatività. Narratrici di storie e nuove forme di racconto del sé e del mondo (Postmedia Books, 2023). Ha co-curato con Elisa Bini la mostra Anselmo Ballester. Volti Ingombranti presso CSAC dell’Università di Parma (2023).
Elisa Bini, PhD, è borsista di ricerca presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione CSAC dell’Università di Parma, con cui collabora dal 2016. Nell’ambito del progetto Architettura e paesaggi urbani. Il progetto delle periferie negli archivi del CSAC dell’Università di Parma svolge attività di riordino, catalogazione e digitalizzazione dei fondi archivistici, portando avanti in particolare una ricerca sulle sale cinematografiche degli anni Cinquanta, e lavora nella Sezione Fotografia occupandosi di analisi e catalogazione di fondi fotografici storici conservati nelle sale TUC dell’Abbazia di Valserena. All’attività di ricerca affianca quella di mediatrice culturale e collaboratrice all’attività didattica del museo. Nel 2013 ha pubblicato Il viaggio di Samuel B. Morse: da Parigi a New York e la fotografia sbarca in America su “Ricerche di S/Confine” (IV.1) e collaborato con Fondazione Cariparma lavorando alla catalogazione del Fondo Fotografico Carlo Bavagnoli. Nel 2018 ha fondato con Enrico Ghidini lo studio fotografico Diorama Studio e nel 2023 ha co-curato con Stefania Babboni la mostra Anselmo Ballester. Volti ingombranti presso CSAC dell’Università di Parma.
PRESENTAZIONE
Mercoledì 20 novembre, ore 18.30
Ape Parma Museo
Via Farini, 32/A

Tutto su Vittorio De Sica. Autore, attore, seduttore
Autori: Piero Spila e Jean A. Gili
Editore: Gremese Editore
Luogo: Roma, 2024
Il teatro, i film, la vita. L’attore e il regista. Vittorio De Sica, autore di capolavori indimenticabili della storia del cinema e protagonista dello star system internazionale, è stato un insuperato direttore di attori: nei suoi film spiccano interpreti come Sophia Loren e Marcello Mastroianni, Peter Sellers e Shirley MacLaine, Faye Dunaway, Richard Burton e tanti altri. A 50 anni dalla sua morte (avvenuta in Francia il 13 novembre 1974), l’opera di De Sica è ancora ricca di stimoli e sorprese, e offre la possibilità di approfondire e apprezzare ulteriormente un artista che tra luci e ombre ha segnato lo spettacolo e la cultura del XX secolo. Nei confronti di De Sica, di volta in volta si è parlato di “tradimento” (rispetto al neorealismo), di “sbandamento” (l’irruzione del fantastico in “Miracolo a Milano” e “Il giudizio universale”), di “bulimia professionale” (troppi film “alimentari”), ma soprattutto si è discusso a lungo sul connubio artistico De Sica-Zavattini, su quanto ci fosse dell’uno e quanto dell’altro nella qualità di certi risultati, dove a volte era il regista ad apparire in secondo piano. Una vera ingiustizia, e non è un caso che, più dei critici, siano sempre stati i registi ad amare ed esaltare De Sica. In primis Charlie Chaplin, che si riconosceva fratello di quel cinema e di quei film; e poi Orson Welles, René Clair, Jacques Becker fino ad Abbas Kiarostami, Steven Spielberg e intere generazioni di autori. Di certo, con la sua opera, Vittorio De Sica ha influenzato molti artisti e ha aperto strade che sembravano impraticabili. Come scrive René de Ceccatty nella sua prefazione: «Probabilmente non avremmo avuto Uccellacci e uccellini di Pasolini senza Miracolo a Milano. E Ladri di biciclette, in tono più dolce e sentimentale, già annuncia la tragica crudeltà di Accattone e Mamma Roma o la disperazione allucinata e meravigliosa de La strada di Fellini». Questo volume propone nel modo più ampio e criticamente aggiornato l’opera omnia di Vittorio De Sica (teatro, cinema, televisione, canzoni) utilizzando il format del dizionario antologico con circa 120 voci alfabetiche di facile e funzionale consultazione. Hanno collaborato alla realizzazione del libro più di 40 autori, critici e storici del cinema e del teatro, italiani e francesi, che, salvaguardando la completezza e la qualità dei testi, hanno assicurato un tono non specialistico e volutamente non accademico. Completano il volume un apparato iconografico in bianco e nero e a colori, una biografia commentata e una selezione di dichiarazioni desichiane.
Piero Spila è sceneggiatore di “Besame mucho” (1998) e “A luci spente” (2004), oltre che giornalista e critico cinematografico. Nella sua lunga carriera professionale, è stato Vice Presidente del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) e co-direttore della rivista “Cinecritica” (2001-2021), punto di riferimento per il dibattito teorico e critico sul cinema. È autore di numerosi libri, saggi e articoli di critica cinematografica che trattano temi di ampio respiro, dai maggiori generi cinematografici ai registi più influenti, tra cui ricordiamo “Il cinema di Bernardo Bertolucci” (2020), “Johnny Guitar di Nicholas Ray” (2021), e “Tutto Pasolini” (2022).
Jean Antoine Gili è un regista, storico e critico cinematografico francese, noto per il suo lavoro di ricerca e di promozione del cinema italiano. Ha insegnato all’Università di Nizza, dove è nato nel 1938 e all’Università di Parigi. Attualmente è professore emerito all’Università di Parigi 1 Pantheon-Sorbona. Si è interessato a tutti gli aspetti, i periodi e gli sviluppi del cinema italiano, e ha scritto su molti dei nostri registi e attori più importanti, tra cui Moretti, i fratelli Taviani, Visconti, Comencini, Scola e Fellini. Tra i suoi scritti figurano “L’Italie de Mussolini et son cinéma” (1985) e “Le Cinéma italien à l’ombre des faisceaux” (1900), opere che puntano a sfatare miti sulla superficialità del cinema italiano. Ha curato “L’Italie au miroir de son cinéma” (2014 e 2017), opera omnia in due volumi. Nel 1984 ha fondato i “Rencontres du cinéma italien d’Annecy” (Festival del cinema italiano di Annecy), con l’Association française de recherche sur l’histoire du cinéma (AFRHC), che ha presieduto dal 1996 al 2001.
