
Libri 2025
Domenica 16 novembre, ore 11.00

ARCIPELAGO SUD. VOCI E LUOGHI DELLA CULTURA ITALIANA
Autore: Goffredo Fofi
Editore: Feltrinelli
Luogo: Milano
Data di pubblicazione: 28 ottobre 2025
Lo scrittore racconta il suo “ingresso nel mondo adulto” partendo da un ricordo personale, ovvero, la scoperta di Danilo Dolci tramite una rivista chiamata “Cinema nuovo”, dedita alla pubblicazione dei fotodocumentari neorealisti: i quali catturavano strade, volti, miseria e dignità dell’Italia nel secondo postguerra. Quelle foto impressionarono a tal punto Fofi da spingerlo a scrivere a Dolci, per poi seguirlo nel suo viaggio per lottare contro la povertà, la mafia e l’ingiustizia sociale in Sicilia; grazie a Dolci, l’autore fece conoscenza di tutti quegli intellettuali e politici che aiutarono nella lotta come ad esempio: Piero Calamandrei, avvocato e uno dei fondatori del Partito d’Azione, e Angela Zucconi attivista e ambientalista.
Gran parte di questa storia viene raccontata in questo libro che espone una tesi cara all’autore: la cultura italiana ha nei suoi momenti di più grande valore una forte matrice meridionalista. Questa è l’affermazione che tiene insieme l’enorme viaggio che attraversa libri, spettacoli, luoghi, pratiche sociali e azioni politiche che compongono e profilano l’Arcipelago Sud di Goffredo Fofi.
Goffredo Fofi (1937-2025) è stato un saggista, critico cinematografico e teatrale. Ha contribuito alla fondazione della rivista Lo Straniero, promuovendo un dibattito ampio, trattando arte, cultura, scienza e società: fornendo quindi una piattaforma critica alternativa all’omologazione culturale e al consumismo. Tra i suoi scritti ricordiamo: Più stelle che in cielo. Il libro degli attori e delle attrici (1995), una serie di ritratti di attori e attrici del cinema internazionale, tra miti, sogni e insicurezze; Le nozze coi fichi secchi. Storie di un’altra Italia (1999), un racconto di storie meno visibili, operaie o contadine; Le zone grigie. Conformismo e viltà nell’Italia di oggi (2011), uno sguardo critico sulla trasformazione della vita publica italiana, la mancanza di opposizione reale.
PRESENTAZIONE
Domenica 16 novembre, ore 16.30
Museo MUPAC, Aranciaia Colorno
Viale S. Rocco, 1, Colorno

LO SGUARDO ATTIVO DI GIANNI FIORITO Fotogiornalismo, fotografia di scena e altri territori
Curatori: Armando Andria, Alessia Brandoni, Fabrizio Croce
Editore: Ed. Artdigiland
Luogo: Dublino
Anno: 2025
Da fotogiornalista a fotografo di scena, Gianni Fiorito ha trasformato l’occhio attento del reporter in sguardo capace di vedere, denunciare e raccontare storie sul grande schermo. È questo il filo conduttore che lega la biografia del nuovo volume pubblicato da Ed. Artdigiland, il quale accompagna in modo immersivo il lettore nell’esperienza pluridecennale del fotografo napoletano. Tra i reportage anni Ottanta nelle periferie di Napoli e i set cinematografici italiani, emergono progetti simbolici, quali le inchieste sulla camorra e sul terremoto e scatti sulla dismissione di Bagnoli e sul G8 di Genova, che fanno di Fiorito un vero e proprio teorico del “cineocchio” contemporaneo.
Di particolare rilievo è lo spazio dedicato al rapporto ventennale col regista napoletano Paolo Sorrentino, collega e amico, descritto come complementare e profondamente sinergico, sia dal punto di vista professionale, sia da quello umano.
Il volume è un alternarsi di scatti iconici e materiali inediti, i quali lasciano emergere la continuità tra il Fiorito reporter e il Fiorito artista, regalando un’esperienza coinvolgente in un mondo da lui rappresentato come sfaccettato.
Lo sguardo attivo non è solo titolo, ma un invito a relazionarsi attraverso una prospettiva visionaria di denuncia sociale e racconto politico, poiché ogni scatto, anche sul set, è un atto di testimonianza, uno sguardo del vero.
Armando Andria: curatore e critico cinematografico, docente, producer. Dal 2016 collabora con la casa di produzione Ladoc, per la quale ha realizzato il documentario Quando tu sei vicino a me (Laura Viezzoli, 2021). Per la società Matango ha realizzato il film Gli ultimi giorni dell’umanità, (Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo, 2022) distribuito in sala dalla Cineteca di Bologna. Curatore, insieme ad Alessia Brandoni e Fabrizio Croce, del volume Da una prospettiva eccedente. In dialogo con Antonio Capuano (Artdigiland, 2022)
Alessia Brandoni: critica cinematografica (“Schermaglie, Cinema inoltre”, “Fata Morgana Web”, “Close-up”), curatrice di retrospettive e saggista. Parallelamente, come avvocata, si occupa di diritto d’autore, partecipando come legal consultant nel film Gli ultimi giorni dell’umanità (Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo, 2022). Per i cineclub Detour e L’isola che non c’è di Roma ha curato retrospettive sul cinema di John Cassavetes, Ingmar Bergman, Chantal Akerman e Olivier Assayas.
Fabrizio Croce: critico cinematografico, ha collaborato come redattore con le riviste on-line “Close-up, storie della visione”, “Sentieri selvaggi” e “Schermaglie, Cinema inoltre”. È autore con Sabina Curti de Il cielo rovesciato: rifrazioni tra reale e immaginario nel cinema di Mario Balsamo (Bulzoni, 2020). Ha partecipato come co-sceneggiatore ai documentari La MaMa E.T.C., the house is open e Claudio Naranjo, aqui y ahora, diretti da Antonio Messia e Donatella Querci.
PRESENTAZIONE
Lunedì 17 novembre, ore 17.30
Oratorio Novo Biblioteca Civica
Vicolo Santa Maria, 5, Parma

STORIA DEL CIBO E CONSUMI ALIMENTARI NEI MEDIA ITALIANI
A cura di: Francesca Cantore, Stefano Magagnoli, Gabriele Rigola
Editore: Rubbettino
Luogo: Soveria Mannelli (CZ)
Anno: 2025
Il numero monografico di Cinema e Storia propone una riflessione inedita sul rapporto tra cibo, media e cultura visiva in Italia, mostrando come la dimensione gastronomica abbia contribuito a plasmare l’immaginario collettivo e l’identità nazionale. Affidandosi a un approccio storico e interdisciplinare, il volume attraversa cinema, televisione, fotografia e pubblicità, mettendo in evidenza le trasformazioni sociali e culturali che hanno segnato il Novecento e i primi decenni del nuovo millennio.
Dalle tavole imbandite del dopoguerra, simbolo di rinascita e condivisione, alle nuove abitudini alimentari del boom economico, fino ai rituali mediatici della cucina televisiva odierna il cibo diventa specchio dei cambiamenti del Paese e del modo in cui gli italiani si rappresentano e si raccontano. Attraverso saggi e contributi di studiosi provenienti da diverse discipline, il volume esplora le molteplici declinazioni del gusto nella cultura visiva, mettendo in relazione estetica, consumo e identità.
Ne emerge un ritratto dell’Italia in cui il cibo non è semplice nutrimento, ma un linguaggio complesso e stratificato. Il volume invita così a ripensare il ruolo della cultura gastronomica come chiave di lettura privilegiata per comprendere le dinamiche storiche, mediatiche e affettive che hanno definito e continuano a definire il contemporaneo.
Francesca Cantore: ricercatrice in Studi sul cinema presso la Sapienza Università di Roma, si occupa di cinema italiano con un approccio culturale e storico, approfondendo in particolare le rappresentazioni dell’identità nazionale e il rapporto tra cinema e società nel secondo dopoguerra. Autrice di numerosi saggi in riviste e volumi collettivi tra cui La Valle dell’Eden e Journal of Italian Cinema & Media Studies. Nel 2023 ha pubblicato la monografia Il trasformista. Alberto Sordi, l’Italia, il cinema. È parte del comitato scientifico della rivista Cinema e Storia. Le sue ricerche approfondiscono l’immaginario visivo italiano attraverso il linguaggio del cinema e dei media.
Stefano Magagnoli: professore ordinario di Storia economica all’Università di Parma, è tra i principali studiosi italiani del rapporto tra alimentazione, economia e cultura. Le sue ricerche indagano la nascita dell’industria alimentare, la costruzione del concetto di tipicità e le trasformazioni dei consumi in età contemporanea. Tra i suoi lavori più rilevanti figurano studi sulla storia del Made in Italy e volumi come Élites e municipi e Vinaigre balsamique de Modène, in cui analizza le radici storiche e culturali dei prodotti tipici italiani. È direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Ateneo parmense.
Gabriele Rigola: professore associato di Cinema, fotografia e televisione all’Università di Genova, insegna Critica cinematografica e Storia, forme e modelli della sceneggiatura. Si occupa di narrazione filmica, cultura visuale e delle forme del racconto nei media contemporanei. Ha pubblicato saggi dedicati alla sceneggiatura, alla cultura cinefila e ai rapporti tra cinema, televisione e memoria collettiva, tra cui studi su Pier Vittorio Tondelli e sul cinema italiano del boom economico. Tra i suoi contributi più rilevanti figurano volumi come Una storia moderna: Ugo Tognazzi; Cinema, cultura e società italiana e Elio Petri, uomo di cinema, nei quali analizza le intersezioni tra industria culturale, impegno e rappresentazioni dell’Italia contemporanea. La sua ricerca più recente esplora inoltre le pratiche della recitazione e la figura dell’attore nel sistema dei media audiovisivi.
PRESENTAZIONE
Mercoledì 19 novembre, ore 17.30
Oratorio Novo Biblioteca Civica
Vicolo Santa Maria, 5, Parma

PASOLINI E IL CINEMA
PAROLA, VISIONE E MITO
Autore: Gian Piero Brunetta
Editore: Carocci
Luogo: Roma, 2025
Anno: 2025
A cinquant’anni dalla sua morte, Pier Paolo Pasolini continua ad essere un interlocutore presente, capace di interrogare il mondo e stimolare il pensiero sui cambiamenti e le trasformazioni della società. Pasolini è una delle figure più importanti del Novecento, ancora oggi, punto di riferimento della società italiana e internazionale.
In questo saggio, il critico cinematografico Gian Piero Brunetta propone un percorso di analisi della produzione cinematografica di Pier Paolo Pasolini, mettendo in evidenza tre poli fondamentali.
Brunetta mette in luce come, nella prima fase cinematografica, la parola assuma un ruolo centrale, costituendo la base da cui si sviluppa il suo linguaggio filmico. Nei suoi primi film, come Accattone o Mamma Roma, il regista tenta di dare voce agli emarginati e agli “ultimi” attraverso un linguaggio cinematografico nuovo, fortemente legato alla poesia e alla corporeità. Pasolini sposta successivamente l’attenzione verso il mito e i classici. Opere come Edipo Re, Medea e Il Vangelo secondo Matteo testimoniano la sua ricerca di una purezza originaria, di un’umanità arcaica non ancora contaminata dal consumismo e dalla modernità. Brunetta interpreta questa fase come un ritorno alle radici della civiltà e della narrazione, ma anche come una denuncia contro la perdita di autenticità del mondo contemporaneo.
L’autore evidenzia successivamente la partecipazione di Pasolini al dibattito teorico e semiologico sul linguaggio del cinema negli anni Sessanta, cercando di comprendere come l’immagine filmica possa sostituirsi o dialogare con la parola scritta.
Nell’ultima parte del percorso, infine, Brunetta analizza gli ultimi film di Pasolini. In essi, emerge la ricerca pasoliniana verso la bellezza e verso la ricerca di realtà edeniche, in contrapposizione a un futuro cupo e senza speranza. Qui la bellezza, il mito e la poesia si intrecciano con la violenza e la disperazione: il cinema diventa uno strumento per denunciare la disumanizzazione e la perdita di senso della società tardo-capitalista.
Gian Piero Brunetta è critico cinematografico, storico del cinema italiano e professore di Storia del cinema presso l’Università degli Studi di Padova. Fra le sue numerose pubblicazioni si ricordano: Storia del cinema italiano, di cui si ha una prima edizione in due volumi (1979-82) e una seconda in cinque volumi (2006-08), Buio in sala (1990), Cent’anni di cinema italiano (1991), Il viaggio dell’icononauta (1997), Il ruggito del Leone (2013) e Dizionario dei registi del cinema mondiale (2005-08), a cui hanno collaborato trecento specialisti in tutto il mondo. Ha ideato mostre sul cinema, tra cui la Mostra di Cinecittà per il Centenario del cinema italiano (1995) e ha curato il programma radiofonico “Radiocelluloide”.
Ha inoltre collaborato per vent’anni con il quotidiano “La Repubblica” ed ha successivamente affiancato i registi Ettore Scola per il film Splendor (1989) e Gianfranco Mingozzi per l’ideazione del soggetto di Storie di cinema e di emigranti (1987). Infine, ha vinto numerosi premi, tra cui: il Premio Feltrinelli dell’Accademia Nazionale dei Lincei (2017) per l’opera la Storia del cinema e il Premio Acqui Storia (2020) per la divulgazione.
PRESENTAZIONE
Giovedì 20 novembre, ore 18.00
Associazione Remo Gaibazzi
Borgo Scacchini, 3/a, Parma

UNA STORIA SCOMODA
La guerra segreta al film con Mastroianni sugli italiani in Albania negli anni del fascismo
Autore: Antonio Caiazza
Editore: Bibliotheka
Luogo: Roma
Anno: 2025
L’Italia ha impiegato decenni a venire a patti col proprio periodo fascista, ma nella produzione cinematografica italiana non mancano film sulla Resistenza e di denuncia del fascismo. Diverso è il rapporto del nostro Paese sul proprio passato colonialista. Lo dimostra la vicenda di boicottaggio e censura che vede protagonista il film Il generale dell’armata morta, tratto dal romanzo dello scrittore albanese Ismail Kadare per la regia di Luciano Tovoli. La pellicola comprendeva nel cast nomi come Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Anouk Aimée e un quasi esordiente Sergio Castellitto. Le riprese del film si sarebbero dovute svolgere a partire dal 1980 in Albania, luogo dove le vicende narrate nel libro di Kadare erano storicamente avvenute, ma non venne girata nemmeno una scena: infatti l’intera troupe venne rispedita in Italia poco dopo l’arrivo in Albania.
Questo libro fa chiarezza sulla vicenda, finora quasi sconosciuta, prendendo in esame alcuni documenti rinvenuti recentemente negli archivi diplomatici europei. Ne emerge una storia di censura, dove il silenzio venne imposto non dagli albanesi, come si pensava, ma dagli italiani stessi, ancora restii a parlare di questa parte del proprio scomodo passato. Infatti il film avrebbe riaperto la pagina dell’occupazione fascista, delle atrocità e delle vessazioni nei confronti delle popolazioni civili, che a Roma si voleva chiusa per sempre.
Il film venne infine girato in Italia e uscì nel 1983, ma nessun italiano ebbe la possibilità di vederlo: non venne mai proiettato nelle sale cinematografiche del Paese.
Antonio Caiazza è nato nel 1964 a Siano, in provincia di Salerno, città in cui si è laureato in Giurisprudenza. Vive a Trieste, e dal 2000 è giornalista della redazione Rai di Trieste. Da circa trent’anni segue l’evoluzione delle nazioni dei Balcani per diverse testate trivenete. In particolare, è un profondo conoscitore dell’Albania, tanto che già nel 1992 la sua tesi conclusiva del corso post-laurea seguito alla LUISS di Roma era un reportage sul Paese. All’Albania ha dedicato anche servizi televisivi, articoli e due libri: In alto mare. Viaggio nell’Albania dal comunismo al futuro (Instar Libri, 2008) e il romanzo La notte dei vinti (Nutrimenti, 2014).
PRESENTAZIONE
Domenica 23 novembre, ore 18.00
Associazione Remo Gaibazzi
Borgo Scacchini, 3/a, Parma

Tutto non benissimo
Autore: Pierpaolo Spollon
Editore: Ribalta Edizioni
Luogo: Pescara
Anno: 2024
Il romanzo è ambientato a Genova, il protagonista è l’attore di una serie televisiva che incontra casualmente in una libreria Martina, una ragazza con cui è stato fidanzato dieci di anni prima. Rivederla per caso, dopo tanti anni, lo colpirà così profondamente da far riaffiorare i motivi che li avevano avvicinati allora. La ragazza svanirà nel nulla poco dopo, abbandonando una borsa in un vicolo del centro storico.
Il romanzo di Spollon è la storia di un’ossessione. La ricerca di Martina lo porterà a interrogarsi sulle sua esistenza che, pur apparendo perfetta, è in realtà segnata da superficialità, paura di affrontare i sentimenti e incapacità di stare nel presente. Quest’esperienza diventa quindi un’opportunità per riflettere sulle sue scelte di vita, sulle proprie certezze e su di sé.
L’autore mette da parte le luci di scena per mostrare un lato più intimo e riflessivo, dando vita al suo esordio letterario e mettendo in discussione la dimensione di apparente perfezione che spesso accompagna la vita di chi lavora nello spettacolo.
Tutto non benissimo è una storia che, con i toni della commedia, racconta con ironia la leggerezza con cui spesso si affronta la vita, finché la realtà bussa alla porta.
Pierpaolo Spollon, nato a Padova nel 1989, è stato fin da giovane interessato al mondo del cinema e della recitazione. Conseguito il diploma si trasferisce a Roma entrando al Centro Sperimentale di Cinematografia, una delle scuole più importanti per gli attori italiani. Debutta sul grande schermo nel 2010 interpretando Stefano nel film Terraferma (2011) di Emanuele Crialese ma la grande popolarità giunge grazie alle numerose serie televisive di successo a cui partecipa, come Che Dio ci aiuti (2011) , Doc – Nelle tue mani (2020) e La porta rossa (2017). Nel 2023 approda su Netflix con Odio il Natale 2. È partecipe anche in varietà, talk e podcast e nel 2023 registra Quel che provo a dir non so, un monologo teatrale che esplora il mondo delle emozioni, spesso difficili da riconoscere e nominare. Decide nel 2024 di esplorare un nuovo linguaggio espressivo realizzando Tutto non benissimo, pubblicato da Ribalta Edizioni. Oggi Spollon è considerato uno degli attori più apprezzati della sua generazione, noto per la sua sensibilità, la sua ironia e la capacità di parlare al pubblico in modo autentico.
